Ultimo tango a Bardonecchia

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Ospiti strumentalizzati. Questo erano le due donne “parcheggiate” dalla famiglia Mazzaferro nella villa di via Medail a Bardonecchia, per scongiurare fino all’ultimo la liberazione del bene confiscato.

Ma caro Ciccio, non c’è stato nulla da fare: dopo anni di battaglie legali e pressione sociale, mercoledì scorso quella casa è tornata ad essere di tutti noi.

Ciccio, per chi non lo sapesse, è mr. Mazzaferro, un uomo classe 1940, calabrese di Gioiosa Jonica, che tra il 1971 e il 1972 approda a Bardonecchia, inviato al soggiorno obbligato per evitargli di continuare a rafforzare la ‘ndrangheta, di cui era diventato un capo locale. Ma, sì sa, i provvedimenti di soggiorno obbligato non hanno avuto gli esiti sperati e così in quattro e quattr’otto don Ciccio si ritrova a gestire gli appalti relativi alla galleria del Frejus.

Poco dopo a fargli compagnia arriva Rocco Lo Presti (pace all’anima sua, lo zio Rocco si è spento venerdì scorso, appena due giorni dopo la conferma della condanna per associazione mafiosa). Lo Presti sceglie la località montana che in quegli anni stava vivendo un periodo d’oro e cemento e insieme si mettono in affari.

La storia e lunga e articolata e ci parla di procedimenti ancora aperti, beni sequestrati e non ancora confiscati, “clima di condizionamento e degrado” del consiglio comunale sciolto nel 1995 e molto altro.

Oggi però possiamo mettere almeno un punto: quel bene sequestrato più di venti anni fa, in un processo relativo al traffico internazionale di stupefacenti, può tornare alla cittadinanza. Il Comune lo riempirà del lavoro delle associazioni locali, dei progetti dei giovani del territorio, delle attività dell’Osservatorio di Libera Piemonte e dei viandanti che vorranno usarlo come luogo di riposo e ristoro. Tutto questo e anche di più, insieme a noi!

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