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Fabrizio Bertot, ex sindaco di Rivarolo Canavese, si scaglia contro la decisione presa – su proposta dell’Ex Ministro degli Interni Cancellerieri – avallata dal Consiglio dei Ministri e ratificata dal Presidente della Repubblica di commissariare per infiltrazione mafiosa il comune del Canavese.
Lo fa scegliendo di tappezzare il territorio con manifesti che reciteranno: “Rivarolo non doveva essere commissariata. Per l’ex Ministro Cancellieri è stato facile combattere la mafia… dove non c’è, dove non c’è stata e, per quel che mi riguarda, non ci sarà mai!”

Un giudizio, quello dell’ex Sindaco, che arriva a 4 anni dallo scioglimento e che non tiene in considerazione le ragioni per le quali questo provvedimento ha avuto effetto.

La Relazione prefettizia stilata e consegnata al Ministero ha passato al setaccio gli atti amministrativi, individuando come la ‘ndragheta fosse riuscita “a compromettere la libera determinazione e l’imparzialità dell’amministrazione, il buon andamento e il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio per lo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica”.
E non solo. Nelle carte si legge come l’Amministrazione di Fabrizio Bertot abbia “ realizzato un sistema che ha posto in secondo piano il soddisfacimento dell’interesse pubblico generale e, di fatto, ha favorito persone legate alla criminalità organizzata”.

Ingiusto procedere allo scioglimento per infiltrazione mafiosa del Comune? Non secondo la relazione arrivata sulla scrivania del Ministero degli Interni, secondo cui l’azione dell’Amministrazione ha compromesso “ il regolare funzionamento dei servizi con gravi pregiudizio degli interessi della collettività”.

Oltre agli elementi individuati dalla Commissione, è necessario prendere in considerazione la ratio stessa della legge per lo scioglimento delle amministrazioni per condizionamento mafioso.

Bertot sostiene che sia stato un errore aver proceduto con il commissariamento del comune da lui amministrato poiché nessuno della giunta o del consiglio comunale sia stato mai indagato, ma dimentica la finalità della legge e le ragioni per le quali essa è stata promulgata.
Introdotta nel 1991, ha subìto diverse modifiche negli anni, fino ad arrivare all’attuale formulazione con gli articoli contenuti nel testo unico degli enti locali del 2000.
Lo scioglimento delle amministrazioni locali in relazione al fenomeno delle infiltrazioni mafiose è una misura sanzionatoria, straordinaria, di carattere preventivo e slegata da eventuali filoni penali di soggetti orbitanti nelle amministrazioni comunali: non è necessario che gli amministratori siano indagati per reati di mafia, ma che si dimostri, attraverso una commissione prefettizia che passa al setaccio gli atti dell’amministrazione comunale, una anche solo possibile soggezione degli amministratori locali alla criminalità organizzata, capace di condizionarli nelle scelte pubbliche.
Ed è proprio ciò che emerge dalla relazione prefettizia che ha portato allo scioglimento di Rivarolo Canavese, come sopra sottolineato.
Perché oltre ai passaggi citati, la relazione indica come l’Amministrazione di Fabrizio Bertot abbia “ realizzato un sistema che ha posto in secondo piano il soddisfacimento dell’interesse pubblico generale e, di fatto, ha favorito persone legate alla criminalità organizzata”.

 

E’ stato quindi ingiusto procedere allo scioglimento per infiltrazione mafiosa del Comune? No, secondo le finalità della legge e per gli elementi portati dai Commissari al Ministero degli Interni, secondo cui l’azione dell’Amministrazione ha compromesso “ il regolare funzionamento dei servizi con gravi pregiudizio degli interessi della collettività”.

 

Nei manifesti che affiggerà Fabrizio Bertot ritroveremo un altro elemento, non certo meno grave, ed è quello della negazione del fenomeno mafioso sul territorio. Non solo l’ex sindaco arriva a dichiarare che la mafia a Rivarolo non c’è e non c’è mai stata, ma – dimostrando doti di preveggenza – che non ci sarà mai.
Parole gravi che si scontrano con gli esiti della Giustizia e che rappresentano un favore alle mafie.
Affermare che un territorio sia immune dall’infiltrazione mafiosa è un assist graditissimo per le stesse organizzazioni mafiose che, anche grazie alla sottovalutazione, sono riuscite a colonizzare il nostro territorio.
Citando l’ex Sindaco di Rivarolo Canavese, “per quanto ci riguarda”, non possiamo che rimanere increduli di fronte ad un’analisi così parziale e miope che si spinge a negare l’esistenza della mafia a Rivarolo Canavese, nonostante gli atti lo smentiscano.

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