Un delitto deciso dalla ’ndrangheta e dai apparati dello stato. Fabio Repici, legale della famiglia Caccia, cita un passaggio di un’intervista rilasciata da Renato Curcio, il fondatore e terrorista delle Brigate Rosse, per spiegare ciò che non si è voluto accertare attorno all’omicidio di Bruno Caccia per il cui delitto oggi si sta processando Rocco Schirripa, pluripregiudigato condannato per 416 bis. L’avvocato arriva alla stessa conclusione della pubblica accusa, considerando l’imputato colpevole. Uno dei colpevoli.
Un’esposizione durata ore che coincide con la tesi dell’accusa solo sulla colpevolezza di Schirripa, per cui il legale chiede la condanna, contestando la conduzione dell’inchiesta.

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