Demetrio Quattrone, 26 anni dopo

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Il 28 settembre 1991 vennero assassinate, a colpi di arma da fuoco, in una stradina buia della frazione Villa San Giuseppe (Rc), due persone: l’ennesimo omicidio di ‘Ndrangheta. Obiettivo del commando mafioso era soltanto l’ingegner Demetrio Quattrone, 42 anni, funzionario dell’Ispettorato del Lavoro, il quale tempo addietro aveva svolto alcune perizie per conto della Procura di Palmi, che indagava su reati mafiosi nella Piana di Gioia Tauro. Assieme a Quattrone, però, i sicari eliminarono anche Nicola Soverino, 30 anni, medico, amico di Demetrio, probabilmente per evitare di lasciare testimoni. Quattrone era impegnato negli appalti e di lui era nota la limpidezza e correttezza professionale, pagata con la vita, per un delitto che è ancora,  in buona parte, avvolto dal mistero. Purtroppo è stata l’ennesima dinamica, vista troppe volte nel nostro Paese, quando si parla di mafie.

Per noi è ormai una storia famigliare e ci piace ricordarlo nell’anniversario della morte, citando anche il fumetto “Torbidoboli”, a lui dedicato, che è incentrato proprio sul ruolo degli appalti pubblici e delle costruzioni edili, ma soprattutto abbracciando i suoi cari, che ormai vivono nella nostra città: i figli Rosa, Nino, Maria Giovanna e la piccola Alice, sua nipotina.

Alla memoria di Demetrio sarà dedicato il convegno del prossimo 10 novembre, sul tema mafia, appalti e corruzione, che si terrà al Politecnico di Torino: proprio nel luogo in cui Demetrio aveva studiato, prima di tornare in Calabria, per portare la sua competenza e onestà al servizio della sua terra.

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