La zappa, l’impegno civile e quei 14 colpi di pistola

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L’ estate delle colline torinesi non è sinonimo di vacanze per Cascina Caccia. In questo bene confiscato alla famiglia Belfiore e restituito alla collettività, si lavora per dar nuova vita ad un bene che da più di un anno ha iniziato un nuovo fantastico percorso. Dagli inizi di luglio in Cascina si stanno alternando gruppi di giovani che hanno deciso di sacrificare parte delle proprie vacanze per partecipare ai Campi lavoro di Libera. Un’attività che coinvolge volontari di tutta Italia in percorsi di poco più di una settimana. Lavoro nei campi, formazione sull’universo mafioso e delle opere da mettere  in campo per contrastare il potere da esso generato. Sembra un’inezia ed invece è moltissimo. Proprio questa esperienza -Estate Liberi-  è una delle armi  nelle mani della società civile per rispondere alla violenza, alla protervia, all’illecito potere accumulato dalla malavita. Una zappata, una serata ad analizzare il potere malavitoso, il confronto sugli atteggiamenti vitali per la mafia, la cultura dell’impegno civile riescono a sferrare colpi decisivi ad organizzazioni che vengono dipinte invincibili. I ragazzi che sino ad oggi hanno partecipato ad Estate Liberi hanno inoltre potuto incontrare persone che hanno deciso di fronteggiare a viso scoperto la mafia. Giulio Cavalli, attore teatrale, registra  e Pino Masciari, testimone di giustizia hanno infatti portato ai ragazzi la quotidianità di persone che per scelta pagano lo scotto di vivere sotto la minaccia della malavita.Esempi, come ce ne sono moltiper fortuna in Italia, che hanno smosso nei ragazzi la voglia di mettersi in gioco, piuttosto che assistere da spettatoli inermi,  all’importante sfida della lotta alla criminalità organizzata. Seppur adolescenti, i ragazzi hanno raccolto la sfida e hanno dato un apporto di fondamentale importanza per far rispeldere questo casolare dedicato a Bruno Caccia, magistrato ucciso per volere di Domenico Belfiore. Questa è la nostra risposta a quel vile assassinio.
Con la zappa in mano, un libro sotto braccio, la cultura come principio fondante rispondiamo a quei 14 colpi di pistola esplosi il 26 giugno del 1983.

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