Il sistema sanitario: un malato di troppo!

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a cura del presidio Cassarà per l’Osservatorio di Libera Piemonte

Per via dell’entità della spesa pubblica destinatale, della poco prevedibilità dei trend della domanda, della necessità di complessi sistemi di regolazione e di governance, il settore sanitario è intrinsecamente esposto agli abusi di potere, ai guadagni indebiti, all’insabbiamento di risorse, ai comportamenti opportunistici e alla corruzione.

Il Piemonte non si risparmia: a distanza di un anno dalle inchieste che portarono agli avvisi di garanzia per l’assessore alla sanità piemontese Caterina Ferrero e per i suoi collaboratori, ecco che una nuova bufera colpisce il sistema sanitario piemontese.

È del 18 aprile scorso la notizia (già emersa nella nostra rassegna stampa settimanale) che sono in corso delle indagini per turbativa d’asta riguardanti un maxi appalto da 27 milioni di euro (per cinque anni rinnovabili fino a otto) bandito l’anno scorso dalle aziende sanitarie Asl To1, Asl To2 (Torino-Nord), Asl To4 (Ciriè-Ivrea-Chivasso) e Asl To 5 (Moncalieri-Chieri-Nichelino) [2].

Come spesso accade quando si apre un vaso di pandora, il fare emergere dei fatti illeciti non frena coloro che ne stanno compiendo altri a fermarsi, anzi. Per questo riteniamo necessario tenere gli occhi aperti sulla questione e lo facciamo con un primo approfondimento in merito.

Dunque, a breve si sarebbe dovuto conoscere il nome del vincitore, che secondo gli inquirenti non avrebbe destato sorpresa per coloro che sono implicati nella vicenda: il bando era stato strutturato per favorire una determinata ditta, inutile dire che benché essa avesse fatto l’offerta economicamente più vantaggiosa, non possedesse i requisiti tecnici per espletare rettamente il proprio lavoro, ovvero il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti ospedalieri (pericolosi e a rischio infettivo).

Come da prassi in questi frangenti, nel bando di gara i requisiti richiesti alle ditte concorrenti sono vari e di peso diverso. Tra i criteri con più rilevanza ai fini dell’aggiudicazione della gara c’è quello dei costi (tra l’altro, gli inquirenti non comprendono su che basi sia stato effettuato un ribasso dalle ditte partecipanti alla gara, da 27 a 16 milioni) [1]. Allora a prescindere dalle reali capacità tecniche, ha la meglio la ditta che consente un risparmio di risorse pubbliche, ma è davvero così? In cosa si esplica il danno alla cittadinanza? Riportiamo in proposito quanto ci aveva detto lo scorso autunno il Prof. Vannucci: “.. la corruzione è un crimine che si basa su uno scambio dal quale tutti –i soggetti coinvolti – sia corrotti che corruttori – si aspettano di trarre profitto. Così quando in questa transazione occulta tutto fila liscio nessuno ha interesse a denunciare l’episodio, perché non ci sono vittime consapevoli. Ci sono solo molte vittime inconsapevoli, i cittadini che vedono (mal)realizzate opere pubbliche spesso inutili, o acquistate forniture di prodotti scadenti a prezzi esorbitanti, ad esempio” (http://corruzione.liberapiemonte.it/2011/10/12/intervista-al-prof-vannucci-vol-1/).

Per farla breve sul caso, attualmente sono accusati il presidente della commissione di valutazione e direttore dell’economato, oltre che due tecnici che hanno collaborato alla redazione del bando.

In questa sede non si vuole indugiare ancora sui fatti giudiziari, anche perché allo stato di cose non si può sapere molto di più sulle indagini. Quello che si vuole tentare è un approccio socioeconomico della questione.

Alla base c’è il problema delle asimmetrie informative, ovvero il dislivello tra le informazioni cruciali a conoscenza dei diversi soggetti economici, che in un contesto di negoziazione è decisivo ai fini del differente potere contrattuale. In questo caso le parti sono costituite dagli operatori sanitari da un lato e dai fornitori di beni e servizi dall’altro. Dunque, l’azienda sanitaria deve fronteggiare delle complessità di diversa natura (quali ad esempio, la corretta interpretazione delle specifiche tecniche di un macchinario al di là della presentazione interessata che ne fa il produttore), da cui si origina la difficoltà nella valutazione delle tecnologie o dei servizi da acquistare.

Dirindin e Pisauro [3] elencano gli elementi che favoriscono la cattura dell’acquirente (l’azienda sanitaria) da parte del fornitore: “Sul piano amministrativo, la complessità delle procedure di gara (non a caso, sempre più soggette a contenzioso), la mancanza di esperienza nella fissazione dei livelli di servizio da richiedere al fornitore (quante apparecchiature restano inutilizzate perché i contratti di manutenzione prevedono tempi massimi per l’intervento del tecnico e non anche per il ripristino della funzionalità della macchina), la fissazione di penalità irrisorie rispetto ai danni derivanti da ritardi nella consegna del prodotto o da servizi erogati a livelli di qualità inferiori a quelli concordati (ad esempio per la pulizia degli ambienti o la somministrazione di pasti ai degenti), la difficoltà a prevedere le reazioni del mercato dal lato dell’offerta (la tendenza delle imprese a colludere, a fronte di politiche di acquisti su vasta scala), il preciso riferimento alla complessa normativa e alle evidenze scientifiche (indispensabili in vista di possibili ricorsi)”. Naturalmente il processo di fornitura si compromette ulteriormente se entrano in gioco gli scambi occulti.

Proprio qualche giorno fa sono emersi i dati sulla percezione degli italiani in merito al servizio sanitario, il quale, bisogna ricordarlo, nel confronto con gli altri sistemi sanitari nazionali è uno dei migliori (specie per speranza di vita e tasso di mortalità). Tra le ragioni del malcontento ci sono l’eccesso di burocrazia, la disorganizzazione dei servizi, le lunghe liste d’attesa, le asimmetrie informative e non da ultimi i continui scandali di mala-sanità e mala-gestione [4].

Si possono collegare queste percezioni con i fatti illeciti su cui si sta indagando?

Sicuramente in un contesto nel quale l’erogazione dei servizi alla cittadinanza è condizionata da comportamenti opportunistici e distrazione delle risorse pubbliche, lo stato d’animo della popolazione non può che essere pessimista, si punta di più sulla fiducia nelle singole persone che sul funzionamento del sistema.

Tuttavia, quel che è più grave è l’atteggiamento diffusamente ego-riferito del cittadino medio italiano, che laddove ci sia da calpestare il benessere generale per perseguire un interesse personale non si fa troppi scrupoli. Si tratta quindi di un problema culturale che di fatto sdogana i comportamenti illeciti anche della pubblica amministrazione e in generale dei soggetti economici.

Ciò che emerge da questi continui scossoni in ambito sanitario è la profonda inadeguatezza del sistema di governance (che include sia attori pubblici che privati), spesso sottoposto a pressioni contrapposte: da un lato si registra una scarsità di risorse pubbliche che conduce a cercare di ottimizzare l’uso delle risorse a rischio, a volte, della qualità e dell’estensione dei servizi; dall’altro si registra un intricato sottobosco di pratiche poco ortodosse, nelle quali i flussi monetari e gli scambi di favori sono fertili. Questo doppio binario conduce il soggetto economico al dilemma tra l’etica professionale e l’istinto ego-riferito che parteggia per la remunerazione personale, laddove quest’ultima ha la meglio è la cittadinanza a subirne le conseguenze (in termini di accesso ai servizi, livello di salute della popolazione e mortalità infantile).

Ecco che torna in auge il problema della coscienza civica del paese, del grado di aderenza ai valori della Costituzione e al rispetto delle regole, che in questo caso si esplica nell’atteggiamento di coloro che essendo in una posizione di potere, ne approfittano per perseguire i propri fini. Se da un lato c’è la colpevolezza di coloro che agiscono in deroga alle regole, dall’altro c’è una cittadinanza che per ignavia, distrazione o passività permette a questi personaggi di agire indisturbati.

La rete di Libera da sempre si attiva per livellare le asimmetrie che originano ingiustizia ed erosione delle risorse pubbliche. Per questo con il presente articolo si inizia un percorso che vuole approfondire la questione degli appalti nella pubblica amministrazione e nella sanità in particolare. Stay tuned!

 

Riferimenti:

[1] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/04/18/rifiuti-sanitari-la-procura-blocca-la-gara.html

[2] http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/450624/

[3] http://www.lavoce.info/articoli/-sanita/pagina1003036.html

[4] http://www.lavoce.info/articoli/-sanita/pagina1003051.html