Lavoro a qualunque costo?

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Da NuovaSocietà

Ci sono ancora gli operai? C’è ancora il lavoro? Che tipo di lavoro? E quello che succede a Pomigliano c’entra con noi? Per Vittorio Saraco del Social Club, sigla che riunisce un gran numero di cooperative sociali torinesi, non c’è dubbio: è un sì grande come una casa.


Ecco perché in una sera d’estate di fine giugno il Social Club, Libera, il Consorzio Abele Lavoro hanno proposto una riflessione su come si sta trasformando il lavoro in Italia. Inviatati a portare la propria esperienza Davide Mattiello per Libera, Fabrizio Debernardis per il Consorzio Abele Lavoro e Giorgio Airaudo, segretario piemontese della FIOM. Il luogo è Spazio 202. Un luogo simbolo sede del lavoro della cooperative sociale Arcobaleno di Torino che opera nella raccolta carta e nei servizi per l’ambiente.


Esperienza del lavoro sociale e della fabbrica. Le loro trasformazioni e i nuovi venti di cambiamento dei processi produttivi. Quali ipotesi di strategie per uscire dalla crisi. Ma anche non isolarsi nelle paure. Pensare in “collettivo” per trovare soluzioni ai tanti isolamenti che stanno condizionando le nostre vite.


Diritti. A Pomigliano, la Fiat di Marchionne ha messo in discussione “diritti che erano stati conquistati in anni di lotte e sacrifici”. Si torna al passato. ” Se non c’è il lavoro dignitoso non c’è democrazia” Così Davide Mattiello che ricorda una iniziativa di Libera a Gela, in Sicilia, che proponeva già nel 2003 lo slogan ‘No al lavoro nero, sì al lavoro vero’. E dal suo punto di vista significa rimettere in moto elementi culturali. “La narrazione del lavoro è un modo per fare memoria e cittadinanza”.


Giorgio Airaudo spiega che “Marchionne con questa iniziativa esplicita la sua ricetta”. E la ricetta è banale. Da Marchionne ci si aspettava qualcosa di più intelligente. Di “più complesso”. Perché i conti non tornano. “Come è possibile – ragiona Airaudo – che la produzione della Panda, giudicata antieconomica dalla Fiat nel 2003 – amministratore delegato Morchio – e perciò spostata da Mirafiori (Torino) in Polonia, oggi ritorni in Italia ben sapendo che si tratta di una vettura che ha una marginalità molto bassa. Per di più trasferita in uno stabilimento specializzato in vetture di fascia alta?”.


Apparentemente un mistero. I conti non tornano. Secondo Airaudo, il ‘marchionne pensiero’ si può sintetizzare così: “Volete veicoli da produrre? Bene, allora importate anche le condizioni lavorative della Polonia: allora i 18 turni, i ritmi serrati di produzione, i diritti sospesi”. Perché la strategia non è alzare il livello tecnologico, progettuale ed innovativo delle produzioni ma rincorrere “i salari polacchi (cira 600 euro al mese per 48 ore la settimana) e i – scarsi – diritti degli operai turchi”. La Fiom, sottolinea Airaudo, non è contraria alla trattativa. “Anzi se c’è da fare dei sacrifici possiamo anche farli – li abbiamo sempre fatti – ma dobbiamo essere in presenza di un vero piano di uscita intelligente ed innovativo”. E soprattutto non si possono mettere in discussione i diritti e la democrazia: non si può votare sotto ricatto. Sottolinea Airaudo “La grande dignità di quel 38% che ha detto no all’accordo”.


Sarà per questo che in chiusura dell’incontro il segretario regionale della Fiom lancia una intrigante provocazione. “Facciamo una marcia per il lavoro. Dove tutti possano portare la propria esperienza e condizione: l’operaio e il precario; il pubblico impiego e le cooperative. E utilizziamo un simbolo forte. Proprio perché siamo a Torino, e Torino è la città della Fiat, utilizziamo la data del 14 ottobre per una grande marcia per il lavoro da fare proprio nella capitale piemontese dove la Fiat è nata”.


Sollecitazione. Provocazione. O piuttosto voglia di riprendere la narrazione sul lavoro utilizzando un simbolo che – secondo Airaudo – ha rappresentato l’inizio della fine. Il 14 ottobre 1980, infatti, è il giorno della ‘marcia dei 40 mila’. A Torino un corteo di impiegati Fiat chiuderà una lungo braccio di ferro tra la Fiat di Romiti e il sindacato.


Probabilmente potrebbe essere questa la data sul quale fissare il punto di nascita “del dopo Cristo” evocato da Marchionne. Intanto altre iniziative sono in programma per progettare percorsi comuni e, sopratutto per non restare soli di fronte a quella che è una crisi tutt’altro che finita.


di Vito D’Ambrosio

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