Operazione San Michele: la ‘ndrangheta puntava al Tav

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Articolo di Marika Demaria, narcomafie

San Michele, protettore dei poliziotti. Sulla cui effigie giurano “onore” però anche gli ‘ndranghetisti. “San Michele” come il nome del bar di Volpiano (in provincia di Torino) all’interno del quale  si riunivano i membri della ‘ndrina distaccata di San Mauro Marchesato, cittadina del crotonese. Tre anni di indagini – caratterizzate da intercettazioni ambientali e telefoniche, pedinamenti, controlli incrociati dei flussi di denaro – che questa mattina, nell’ambito appunto dell’operazione “San Michele”, hanno portato all’esecuzione di 19 ordinanze di custodia cautelare in carcere per altrettanti indagati da parte dei Carabinieri del Ros e dei comandi provinciali di Torino, Milano, Novara, Savona, Catanzaro e Crotone, coordinati dalla Procura della Repubblica-Direzione distrettuale antimafia di Torino. Dal quadro probatorio emerge che a capo della ‘ndrina distaccata, in stretto collegamento con la locale di Volpiano e il Crimine di Torino, vi erano Mario Audia e Domenico Greco, e che il capocosca Angelo Greco, residente dal giugno 2013 a Venaria Reale, in provincia di Torino, già oggetto di attività investigative sin dalla metà degli anni Novanta, aveva il compito di supervisionare la ‘ndrina.

Video di Bauducco e Pecorelli

«L’indagine odierna – ha spiegato il Procuratore aggiunto Sandro Ausiello – comprova, come già accaduto in passato per la maxi operazione Minotauro, che la ‘ndrangheta, rispetto alle altre organizzazioni criminali, riesce a proiettare i propri referenti su territori diversi da quello calabrese, infiltrandosi nel tessuto economico e sociale e riproducendo i modelli di controllo di zone geografiche e utilizzando tipici metodi di intimidazione e assoggettamento». Un modus operandi messo in atto non solo nell’ambito di attività apparentemente lecite, ma soprattutto in attività illecite quali estorsioni ed usura. Secondo la ricostruzione dei fatti, “il gruppo criminale si è interessato per l’acquisizione di commesse per lavori di movimento terra e per la realizzazione di opere pubbliche e ha tentato, senza riuscirci, ad inserirsi nella filiera della tratta Alta Velocità Torino-Lione. In tale contesto è risultato fondamentale, per le dinamiche del sodalizio, l’apporto fornito da Giovanni Toro, titolare della Toro srl e locatario di una cava collocata in una zona strategica della Val di Susa”. Tra gli interessi della compagine criminale anche pulizia strade e sgombero neve, oltre ad attività di gestione illecita di smaltimento rifiuti. «Giovanni Toro – ha specificato il dottor Ausiello – è stato raggiunto dal provvedimento odierno con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e rappresentava il cavallo di Troia della ‘ndrina: lui avrebbe dovuto garantire l’ingresso in affari della stessa. La sua condotta illecita –  estorsioni, intimidazioni, turbativa d’asta – utilizzata per ottenere commesse lavorative ha permesso però di trarlo in arresto il 6 marzo 2013, con ‘accusa di violazione della legge sugli stupefacenti ed estorsione. In questo modo sono state arginate le ingerenze della ‘ndrina nel tessuto economico e sociale della Valle di Susa». L’inchiesta ha inoltre permesso di individuare altri personaggi riconducibili alla cosiddetta zona grigia: un ispettore della Polizia Municipale di Torino, già in servizio presso l’Ufficio Gip del Tribunale torinese, attualmente indagato poiché forniva informazioni provenienti dalle banche dati in uso alle forze di polizia, e l’investigatore privato Giovanni Ardis, arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa poiché intratteneva rapporti con un carabiniere (anch’egli indagato) al fine di ottenere informazioni riservate. Infine, la “falsa avvocatessa” Gabriella Toroddo, condannata a tre anni e otto mesi di reclusione nel marzo dello scorso anno poiché ritenuta responsabile di una serie di truffe milionarie a danni di imprenditori. Tutti questi soggetti erano in contatto con i sodali Domenico Greco, Vincenzo Greco e Nicola Mirante, funzionali alle loro attività illecite. Nel corso dell’operazione odierna sono inoltre stati disposti «sequestri preventivi per un valore approssimativo di 15 milioni di euro. A Nicola Mirante – ha specificato il sostituto procuratore Alberto Perduca – sono stati sequestrati 8 società e quote societarie, 21 rapporti bancari, 11 immobili intestati a diverse società, 2 automobili; a Vincenzo Donato 9 società e quote societarie, 33 rapporti bancari, 135 immobili, 7 automobili e uno yacht; infine, il sequestro preventivo relativo a Mario Audia, Antonio Donato e Gianluca Donato riguarda 2 società e quote societarie, altrettanti rapporti bancari e 12 automobili».

 

 

 

3 thoughts on “Operazione San Michele: la ‘ndrangheta puntava al Tav

  1. Pingback:La ‘ndrangheta nel basso Piemonte prima (e dopo) le operazioni del 2011 | Appunti Alessandrini

  2. Ettore Ferrero...

    Cara Libera Piemonte,

    Questo si può definire il biglietto da visita del nuovo Procuratore Capo di Torino, Dottor. Armando Spataro,che attraverso l’Operazione ” San Michele” ha messo in risalto l’ infiltrazione della ‘Ndrangheta sul cospicuo affare della Tav Torino – Lione.
    Purtroppo, anche questo blitz ha messo in evidenza la complicità avida degli imprenditori – o meglio della cosiddetta zona grigia -, che non trascurano amicizie mafiose pur di arrivare ad accaparrarsi – loro tramite – gli appalti più lucrosi in circolazione.
    Un binomio che rafforza, nel contesto,la strada all’illegalità impoverendo l’economia sana di quegli imprenditori che non si piegano al volere della ‘Ndrangheta.
    Compito che dovrebbe essere assunto dalla Confindustria piemontese, allo scopo di allontanare quegli imprenditori, che così scaltri non osservano più le norme etiche di un’economia fatta a pezzi dalla crisi.
    Grazie!…

    • Ettore Ferrero...

      Aggiungo. Il Dottor. Armando Spataro,Procuratore Capo della Procura della Repubblica subalpina,ha oltretutto posto l’accento sulla validità dell’obbligatorietà dell’azione penale, allorquando questa deve tradursi in sanzione penale,ove l’iter processuale dei tre gradi di giudizio abbia garantito due aspetti fondamentali del processo:
      – la validità dell’impianto accusatorio nei procedimenti, che concerne l’attività istruttoria della Direzione Distrettuale Antimafia:soffermandosi, soprattutto,sulla consistenza delle prove a carico degli imputati,determinando quale situazione si sta’ creando nella città capoluogo del Piemonte;
      – una pena equa per evitare che ci sia una dispersione della stessa, che favorirebbe gli imputati condannati rischiando di vederli uscire dal carcere prima del previsto.
      Grazie!…

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