Sono passati 19 anni. Era il 19 luglio 1992 quando in via D’Amelio, a Palermo, una fiat 126 imbottita di tritolo esplose. 100 chilogrammi di esplosivo vennero piazzati da Cosa Nostra nell’auto con l’obiettivo di eliminare Paolo Borsellino. L’esplosione non lasciò scampo alla scorta che seguiva il giudice: Agostino Catalano , Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Una deflagrazione che si udì in tutta Palermo, città ancora scossa, come tutta l’Italia, dall’attentato che 57 giorni prima causò la morte del giudice Giovanni Falcone, della moglie, Francesca Morvillo e dei tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.
Due attentati che raccontano l’attacco più cruento di Cosa Nostra allo Stato. Una guerra, un attacco frontale, portato a termine con le bombe. Risposta arrivata a seguito dei duri colpi ricevuti dalla mafia siciliana, proprio grazie all’attività Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
A 19 anni dalla Strage di Via D’Amelio vogliamo ricordare il sacrificio di quanti hanno dato la propria vita per difendere lo Stato dall’attacco pianificato e portato a termine dalla mafia.
Nel solco del loro ricordo, ci impegnamo quotidianamente nel tentativo di liberare l’Italia dalle mafie.
Partendo dall’insegnamento che ci ha lascito il giudice Paolo Borsellino: “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”.

