“Liberata” la villa confiscata a Rocco Schirripa

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Confiscata in via definitiva nel 1999, oggi la villa appartenuta a Rocco Schirripa, all’ergastolo per l’omicidio del Procuratore di Torino Bruno Caccia, torna nelle mani dello Stato. Questa mattina, le forze dell’Ordine hanno sgomberato la struttura illegittimamente abitata dalla famiglia di Schirripa, uomo di ‘ndrangheta condannato nel processo Minotauro e poi nel procedimento bis per l’assassinio di Caccia, aperto nel 2016 a Milano.

L’abitazione, una villa di due piani di oltre 300 mq, si trova a Torrazza Piemonte, piccolo centro in provincia di Torino, ed ha subìto la confisca definitiva nel 1999, perché Rocco Schirripa, prima delle indagini degli anni 2000, aveva collezionato una serie di condanne che per la magistratura lo dimostravano “l’esistenza di una pluralità di indizi riguardo l’appartenenza dello Schirripa ad una associazione di tipo mafioso”

Dopo un iter complesso, fatto di ricorsi da parte della proprietà nelle varie sedi giudiziarie, il bene è entrato a far parte delle disponibilità dello stato nel 2019.

Oggi, finalmente, gli occupanti hanno lasciato l’abitazione, dando il via a un nuovo futuro per questo luogo.

Oggi, lo Stato ha vinto e le mafie hanno perso. Da questo momento è necessario mettere in campo tutte le forze necessarie per arrivare, al più presto, alla destinazione sociale di questa struttura. Sono passati anni dalla confisca definitiva, non possiamo perdere altro tempo.

Ogni patrimonio mafioso è importante, ma non dobbiamo dimenticare che il proprietario di questa villa è stato riconosciuto colpevole per l’omicidio di Bruno Caccia, magistrato assassinato nel’83 a Torino dalla ‘ndrangheta. Dobbiamo aprire le porte di questo luogo alla cittadinanza. Lo dobbiamo alla memoria di Bruno Caccia”, commenta Maria Josè Fava, referente di Libera Piemonte. 

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